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Ascolta l'Africa

Associazione ONLUS

  

Essere Donna - Riflessioni sull'infibulazione. Svolgimento della serata

(Di Michela Ferrando - Tratto dal settimanale "il Popolo" Diocesi di Tortona, di giovedì 12 marzo 2009)


Conferenza

In Biblioteca a Novi

 

ESSERE DONNA
RIFLESSIONI SULL'INFIBULAZIONE

 

  Venerdì 6 marzo alle 21, presso la Sala conferenze della Biblioteca civica, nell'ambito di "Desinenza in a", la manifestazione organizzata dal Comune di Novi Ligure in occasione delle festa della donna, si è svolto un interessante incontro sulle mutilazione genitali femminili. La serata, organizzata dall'Associazione Ascolta l'Africa della Parrocchia San Pietro, in collaborazione con l'Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia di Alessandria e con il Patrocinio del Comune di Novi Ligure, è stata l'occasione per riflettere su un tema dagli aspetti assai variegati e, ai più, quasi sconosciuti. La serata è stata introdotta da Maria Grazia Morando, Vice Presidente e Assessore alle Pari Opportunità della Provincia di Alessandria, che, nel ringraziare Ascolta l'Africa, ha illustrato brevemente l'istituendo Centro anti violenza della Provincia di Alessandria, in cui dovrebbero collaborare diverse figure di operatori, quali medici, psicologi, infermieri, avvocati, al fine di poter dare un aiuto completo e qualificato alle donne che subiscano qualsiasi tipo di violenza. Guido Trespioli, moderatore della serata, nell'evidenziare come la manifestazione sia nata dall'esigenza di informare per crescere, conoscere e capire temi interculturali nel rispetto degli individui e delle loro diversità, ha dato la parola al dottor Enrico Tanganelli, specialista in Ostetricia e Ginecologia, che ha parlato dei vari tipi di mutilazioni genitali femminili, dei rischi e delle problematiche cui va incontro la donna infibulata, negli aspetti della sua vita, anche alla luce della sua esperienza diretta a Mogadiscio, capitale della Somalia, uno dei paesi africani, assieme all'Egitto, al Sudan e al Mali, e asiatici, Indonesia e Malesia, dove questa pratica è ancora diffusa e perpetrata in condizioni sanitarie inesistenti, senza anestesia e soprattutto su bambine anche in tenerissima età. Oggi sarebbero 130 milioni le donne che hanno subito questo genere di mutilazione, e i flussi migratori stanno facendo arrivare il problema e le sue conseguenze nelle civiltà occidentali. Il secondo intervento è stato a cura della dottoressa Giada Repetto, psicologa, che ha illustrato gli aspetti psicologici, antropologici e sociali delle donne infibulate, sottolineando che occorre avvicinarsi alla realtà di queste donne, con un approccio delicato, tentando di capire le radici di una pratica tanto dolorosa quanto inutile, sensibilizzandole sul fatto che si possa essere "per bene" anche se non si è subita la mutilazione; occorre far leva sulle donne che hanno una cultura maggiore, affinché possano informare quelle che non hanno avuto l'opportunità di studiare. Spesso i figli nati da una donna menomata, muoiono, nell'indifferenza più totale dei parenti che hanno a cuore soltanto la donna la quale è al centro di "questo rito". Ha chiuso la serata la dottoressa Sabah Naimi, esperta di immigrazione, ribadendo che l'approccio a queste problematiche passa attraverso la cultura, per aiutarle ad uscire da questo dramma, sentendola come una responsabilità collettiva. La somala Waris Dirie, che ha subito l'infibulazione, nel libro autobiografico "Fiore del deserto", scrive: "...La mia femminilità fu sfregiata. Se Dio non avesse voluto quelle parti del corpo, non le avrebbe create. La mia speranza è che un giorno le donne non debbano più subire simili violenze...Nel frattempo, tutto il mio impegno sarà rivolto a questo obiettivo...". Ha concluso l'interessante serata un vivace dibattito e un ricco momento conviviale.


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