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  • 1 La nostra associazione...
    La voglia di aiutare popolazioni meno fortunate, di farlo tutti insieme, di unire le nostre forze...da origine alla nostra associazione...speciale, perchè fatta di persone speciali...
  • 2 I nostri progetti...
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  • 4 Le nostre ambizioni...
    Il nostro impegno più grande è quello di instaurare un gemellaggio con i giovani della missione di Murayi in Burundi per aiutarli a costruire un centro giovanile.
  • 5 Perchè ascolta l'Africa...
    Perché abbiamo deciso di chiamarla "Ascolta l'Africa "? Perché riteniamo che, prima di agire sul luogo, sia necessario conoscere i bisogni del luogo. In che modo? Relazionandosi con le persone, parlando con loro, ascoltando... L'ascolto implica pazienza, umiltà, concedersi del tempo e riteniamo che "ascoltare" sia soprattutto una nostra doverosa condizione di porci nei confronti dell'altro, chiunque esso sia.

Ascolta l'Africa

Associazione ONLUS

  

Incontro con Suor Teresina Caffi

"ESSERE DONNA" NELLA ZONA DEI GRANDI LAGHI IN AFRICA.


LUNEDI 14 DICEMBRE sarà presente a Novi Ligure Suor Teresina Caffi, missionaria saveriana nella Repubblica Democratica del Congo dall''84.
La serata che avrà inizio alle ORE 21.00 sarà dedicata al tema: "ESSERE DONNA" NELLA ZONA DEI GRANDI LAGHI IN AFRICA. Profonda conoscitrice della Zona dei Grandi Laghi, suor Teresina cercherà in particolare di farci conoscere più da vicino la realtà della donna africana in questa parte dell'Africa; non mancheranno sicuramente accenni e riflessioni sulla situazione storico-politica di questi paesi. L'incontro è ovviamente aperto a tutti coloro che sono interessati a questo argomento.
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Incontro con Suor Maria Gardoni maggio 2008

Suor Maria Gardoni delle suore Dorotee di Cemmo ha svolto per più di trent'anni servizio in Africa: in Burundi, in Congo e poi in Camerun.

Articolo tratto da "Il popolo" settimanale della Diocesi di Tortona del 15 maggio 2008

L'Associazione Ascolta l'Africa ospita:

SUOR MARIA GARDONI

suor_maria_gardoni_e_don_massimo.jpg Martedì 29 aprile alle 20,30 presso la Casa del Giovane della Parrocchia di S. Pietro, l'Associazione Ascolta l'Africa ha ospitato Suor Maria Gardoni, delle Suore Dorotee di Cemmo, religiosa con un'esperienza missionaria molto lunga in Africa in vari settori: ha iniziato negli anni Settanta a Murayi, in Burundi, dove ha fondato e diretto il dispensario, un ambulatorio medico tutt'ora esistente e oggi guidato dalla diocesi di Gitega. Successivamente si è trasferita nella Repubblica Democratica del Congo, a Bukavu, dove ha diretto una scuola professionale per la formazione di giovani ragazze, infine ha prestato la sua opera di missionaria a Yaoundè, in Camerun, presso la scuola di noviziato. Suor Maria Gardoni, infermiera professionale, assistente sanitaria e tecnica di rianimazione, dopo essersi specializzata ad Anversa nelle malattie tropicali, parte per l'Africa dove incontra Don Livio, che sarebbe diventato parroco di S.Pietro, e Don Alfredo con cui inizia subito una stretta collaborazione. La religiosa ha spiegato le sue difficoltà iniziali con la lingua, il kirundi, un idioma molto lontano dalla nostra, e con la diffidenza iniziale delle donne africane verso cui si orienta la missione di Suor Maria: far capir loro come si deve nutrire un bambino, cercando e, dopo molto tempo, riuscendo a vincere le credenze popolari circa la salute dei bambini, e anche a far dirigere dalle donne africane la farmacia del villaggio. Inoltre ha spiegato la situazione geo-politica del Burundi, una terra funestata dalla guerra civile, senza sbocchi al mare e sempre più arida, così come il Rwanda. Infine la sua missione la porta in Congo, dove ha un compito delicatissimo: cercare di far comprendere cosa significhi diventare sposa del Signore, che dalle ragazze africane è visto come una possibilità per elevarsi socialmente. Suor Maria Gardoni, che negli ultimi anni non presta più la sua opera continuativamente in Africa, ma solo per brevi periodi, ha rivelato, nel corso della conferenza, che è molto difficile capire il continente nero e, nonostante i trent'anni di missione, non l'ha ancora compreso fino in fondo. Partita con l'ideale di cambiare l'Africa, si è ben presto scontrata con una realtà ben diversa, ma non per questo si è mai lasciata abbattere, pur tra mille dubbi, continuando nella sua opera: testimoniare il mistero di Cristo attraverso un'opera di Carità. "E' stato un percorso difficile- ha detto le religiosa- ma è necessario giorno dopo giorno guadagnarsi la loro fiducia. Sono consapevole che i problemi dell'Africa sono tanti e profondi, ma l'africano ha bisogno di essere trattato con verità, in quanto a nulla serve il mero assistenzialismo. Il vero segreto è lottare, saper ascoltare e saper rendere loro autonomi e responsabilizzati: non serve a nulla dare loro il pesce tutti i giorni, ma si deve prima insegnar loro a pescare". Al termine della conferenza, sono state poste molte domande alla religiosa cui ha risposto lasciando ai presenti una frase su cui ognuno possa riflettere nella propria coscienza: "Vola chi osa volare", poiché chi ha paura di volare, resterà sempre con il rimorso di non averlo fatto. Anche se è pericoloso volare, occorre fare una scelta".

Michela Ferrando

Incontro con comunità di S.Egidio marzo 2008

Articolo tratto da "Il popolo" settimanale della Diocesi di Tortona del 13 marzo 2008

Incontro con la Comunità di S.Egidio

Domenica 9 marzo alle 17 presso la Casa del Giovane della Parrocchia di S.Pietro in Novi si è svolto un interessante incontro con due rappresentanti della Comunità di S.Egidio di Genova. Dopo i saluti di Don Massimo, ha preso la parola il dott. Flavio Fusco, infettivologo presso l'ospedale S. Martino di Genova e membro della Comunità il quale ne ha spiegato la storia e gli obiettivi. La Comunità di Sant'Egidio è nata a Roma nel 1968 per iniziativa del giovane Andrea Riccardi che riunì un gruppo di liceali per mettere in pratica il Vangelo. La prima comunità cristiana degli Atti degli Apostoli e Francesco d'Assisi sono stati i primi punti di riferimento. Il piccolo gruppo iniziò ad andare nella periferia di Roma tra le baracche al Cinodromo dove vivevano molti poveri ed immigrati dal Sud, incominciando un doposcuola pomeridiano (la "Scuola popolare", oggi "Scuole della pace" in tante parti del mondo) per i bambini. Da allora la Comunità è molto cresciuta e oggi è diffusa in più di 70 paesi di 4 continenti. Attualmente sono circa 50.000 i componenti della Comunità che condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant'Egidio: la preghiera ne accompagna la vita e ne costituisce un elemento essenziale; la comunicazione del Vangelo si estende a tutti coloro che cercano un senso nella vita; la solidarietà con i poveri, vissuta come servizio volontario e gratuito. L'attività della Comunità si è espansa anche in Africa, incominciando a collaborare per le trattative di pace nel Mozambico, faticosamente raggiunta il 4 ottobre 1992. La pace conquistata, a seguito della sanguinosa guerra civile iniziata nel 1975, dopo l'indipendenza dal Portogallo, segnò l'inizio del processo democratico di un Paese poverissimo che subito venne coinvolto in un'altra guerra: l'AIDS. Il dottor Fusco, che più volte ha operato come medico volontario in Mozambico, attraverso la proiezione di diapositive, ha delineato la situazione africana riguardo al virus dell'HIV. Mentre fino al 2002 non era possibile un trattamento farmacologico, grazie al progetto "DREAM": un sogno che nasce da lontano, avviato nel gennaio 2002 dalla Comunità di Sant'Egidio, è stato possibile allestire laboratori di biologia molecolare (il primo a Maputo, capitale del Mozambico), per monitorare l'AIDS, con strutture analoghe a quelle occidentali. "Dream" è anche l'acronimo di Drug Resource Enhacement Against AIDS in Mozambico, l'aumento di farmaci disponibili per l'AIDS e per la malnutrizione, che consiste nel trattamento delle infezioni e nella cura e prevenzione materno-fetale. La Comunità di S.Egidio ha diffuso il progetto DREAM anche in altri paesi africani, avvalendosi della collaborazione di missionari e intessendo rapporti con i governi locali. Il pomeriggio si è concluso con un ricco aperitivo.

Michela Ferrando

Incontro con Padre Lino Tagliani novembre 2007

Ascolta l'Africa ha incontrato Padre Lino Tagliani, missionario della Consolata che per anni ha esercitato il suo Ministero in America Latina

Ecco un articolo tratto da quell'incontro:

16 novembre 2007

DA UN VOLTO ALL'ALTRO

"Ogni persona è un volto

e un volto non si può mai possedere".

(O. Oliver, monaco ortodosso)

 

"Se uno, con la parte migliore del suo occhio guarda la parte migliore dell'occhio dell'altro,

vede se stesso". (Platone) padre_lino.jpg

Volto, altro, guardare, vedere, faccia, possedere, queste sono state le parole che più ci hanno colpito durante i momenti di riflessione e di confronto con Padre Lino Tagliani, missionario che ha vissuto per quattro anni tra gli indios Huaorani nella foresta amazzonica.

Che cos'è un volto e che cos'è una faccia? Camminando per via Girardengo (una delle vie principali di Novi Ligure) incontriamo tante, tantissime facce: "Noi viviamo tra facce". Conoscere una faccia è facile, ci basta memorizzarla e, quando necessita, ricordarla nel suo aspetto fisico: il colore degli occhi, la tinta dei capelli, la forma del naso. Ma conoscere un volto? Possiamo fare la stessa cosa? Il volto è lo specchio dell'anima, è il risultato di un qualcosa di più profondo, di un sentimento, di un'emozione, di una storia, anche di una cultura. Quanta fatica, quanta pazienza, quanto tempo, quanta ricerca necessita dunque conoscere un volto! Ed è forse per questo motivo che un volto non si dimentica, mi posso dimenticare col passar del tempo una faccia e, quante volte, capita un po' a tutti di dire o di sentire:<< Sì, sì, di nome lo conosco, ma se dovessi incontrarlo per strada non lo riconoscerei, non mi ricordo più il suo aspetto! >>. Ma posso dimenticare un volto nel bene e nel male? Posso dimenticare un tratto di strada che ho percorso insieme a qualcuno, non necessariamente tutta una vita? Viviamo tra facce, ma conviviamo con volti. Un volto non si può possedere, non si può giudicare, si può approfondire, ascoltare, accettare, scoprire e, forse, solo in questo modo, sforzandoci di conoscere il volto dell'altro, ci accorgeremmo inaspettatamente, come ci suggerisce il pensiero di Platone, di vedere, di scoprire noi stessi, nelle nostre debolezze e nelle nostre gioie, tutti legati ad una matrice comune che è l'umanità, l'essere umano. E ancora più inaspettatamente, potremmo ancora accorgerci che prendersi cura dell'altro, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali, altro non è che prenderci cura di noi stessi. Quale pensiero più alto di questo può esserci? Quale idea più geniale può esserci? Prendersi cura dell'altro è prendersi cura di se stesso. "Ama il prossimo tuo come te stesso" non racchiude forse tutto questo?

Un piccolo pensiero che Padre Lino ci ha lasciato di un filosofo francese Roland Barthes:

"La sapienza è

nessun potere,

un po' di sapere

e quanto più sapore possibile".

Daniela

Incontro con Don Alfredo Ferrari ottobre 2007

Tratto dal settimanale "Il Popolo" della diocesi di Tortona di giovedì 18 ottobre 2007

L'incontro si e tenuto alla Casa del Giovane della Parroccia di Novi Ligure (Al).

Originario di Oliva Gessi, don Alfredo, sacerdote della Diocesi di Tortona, nel 1972 ha risposto ad un invito del Vescovo ed ha prestato prima la sua opera in Burundi, poi in Congo a Bukavu trascorrendo più di trent'anni in quei paesi poveri

Don Alfredo Ferrari racconta l'Africa

NOVI LIGURE - Nell'ambito delle iniziative proposte dall'Associazione "Ascolta l'Africa" , operante presso la Parrocchia di San Pietro in Novi Ligure, venerdì 12 ottobre si è svolto I'incontro con il missionario don Alfredo Ferrari. Padre Ferrari è un sacerdote con un grande carisma, sentirlo Parlare è un bene per il cuore e Per la mente.

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Originario di Oliva Gessi, don Alfredo, sacerdote della Diocesi di Tortona, nel 1972 ha risposto ad un invito del Vescovo ed ha prestato prima la sua opera in Burundi, poi in Congo a Bukavu trascorrendo più di trent'anni in quei paesi poveri, funestati dalle guerre e dalle malattie dove le violenze di ogni sorta sono all'ordine del giorno. L'incontro è iniziato con la recita del Padre Nostro e con il canto "Noi canteremo gloria a Te", Partendo dalla lettura del capitolo 13 degli Atti degli Apostoli (la missione di Barnaba e Saulo) il Padre ha spiegato qual è l'essenza della Chiesa: essere comunità guidati dallo Spirito Santo per poter divulgare il Vangelo.

Questo è ciò che anima i missionari: si accetta l' invito e si va ad evangelizzare: occorre essere umili e preparati ad ascoltare la gente ma non sempre è facile a causa di svariati motivi (resistenze umane, paure).

"Ci vuole coraggio per annunciare il Vangelo - dice don Alfredo - la dimensione missionaria e testimoniale è l'essenza della Chiesa".

Nella seconda parte della serata, il Sacerdote ha fatto riflettere su situazioni estremamente importanti su cui spesso non ci sofferma abbastanza.

In Africa sono in atto Parecchi conflitti (Darfur, Congo, Somalia, in Burundi si teme un colpo di stato) che finiscono per stremare le popolazioni già provate dalla malnutrizione, dall'AIDS, dalla tubercolosi. Il compito del missionario è sempre più difficile e si pone, allo stato attuale, questo interrogativo: è giusto continuare a portare aiuti in Africa o non sarebbe meglio aiutare queste popolazioni a sfruttare le loro potenzialità economiche che, soprattutto in alcuni Paesi, sono molto rilevanti? (Si Pensi al coltan o sabbia grigia, materiale che è indispensabile per i telefoni cellulari e per I'elettronica in genere).

Le popolazioni e spesso anche chi porta aiuto sono in balia delle multinazionali che sfruttano a loro vantaggio le criticità locali.

Inoltre don Alfredo si è soffermato sulla violenza subita dalle donne e sul fenomeno delle bambine accusate di stregoneria messe in sacchi pieni di massi e gettate nel fiume: sono morti davvero orribili che mostrano come non esista il rispetto delle persone.

Infine don Alfredo Ferrari ha individuato come motivo di crisi ricorrente che affligge questi paesi africani: la mancata formazione di una classe politica veramente adeguata e all'altezza degli enormi compiti che l'attendono per far sì che l'Africa possa finalmente uscire dal sottosviluppo ed assicurare a tutti i suoi abitanti condizioni di vita giuste e decorose.

Il prossimo incontro, Promosso dall'associazione "Ascolta I'Africa" è previsto per novembre 2007 con il missionario don Lino Tagliani.

Michela Ferrando

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